Il 2008 è l’anno delle Olimpiadi, l’evento quadriennale a cinque cerchi in cui l’atletica leggera ha la grande opportunità di mettersi in vetrina…in questo splendido video ecco gli azzurri degli Europei 2006 di Goteborg…molti di loro puntano ad un posto in Nazionale e sognano una medaglia anche per Pechino…in bocca al lupo ragazzi!
9 settembre 2007. Non vincerà medaglie nelle competizioni che contano, ma c’è poco da dire: è lui l’uomo più veloce del mondo! Il giamaicano Asafa Powell ha, infatti, stabilito nel corso del 37° Meeting Internazionale Gran Prix IAAF di Rieti il nuovo record del mondo dei 100 metri, correndo in 9″74.
E pensare che la sua reazione allo sparo non è stata neanche superlativa (0.137), ma poi, è stato capace di correre i sessanta metri successivi come mai nessun altro essere vivente era riuscito a fare prima, con spinte potenti e spaventosamente efficaci. Decontrazione negli ultimi quindici metri - giusto perché per la cronaca si trattava solo della batteria - e tempo finale di un altro pianeta: 9″74 (vento nella norma a +1.7).
Migliora così il suo record precedente di 9″77. Powell, 25 anni, aveva stabilito il suo precedente primato ad Atene il 14 giugno del 2005 durante il Gran Prix nella capitale greca, record condiviso con lo statunitense Justin Gatlin, poi squalificato per doping.
Chissà che effetto fa poter guardare ormai parecchia gente dall’alto verso il basso? E, soprattutto, vedersi un’altra volta a 2,03 m oltre quell’asticella. Di nuovo come il 24 giugno in Coppa Europa a Milano, quando sei salita sopra tutte e sopra quel record italiano [2,02] che era già tutto tuo. E’ vero, i Mondiali di Osaka oggi dicono che a fianco hai la russa Anna Chicherova, ma che sul podio più su di te c’è solo una gigante croata di 1,93 m chiamata Blanka Vlasic che, dopo i suoi 2,05 m d’oro, si è potuta anche permettere il lusso di sfidare i 2,10 m del record del mondo. Tra te e lei, però, alla fine resteranno appena 2 centimetri. E pensare che quando siete in piedi le arrivi a malapena su una spalla. Ma oggi, forse, non devi metterti troppo sulle punte per sentirti alla sua altezza. E così: tu sei alta 1,69 m e 24 centimetri di differenza non sono esattamente un “foglio di carta”. Specie se per vincere nello sport sei dovuta andare contro la montagna dei soliti pregiudizi e contro una legge di gravità che, però, con te proprio non funziona. Anzi - tornando a quel “foglio di carta” - è come se tu conoscessi il segreto di trasformarti in un aeroplanino che vola leggero e veloce al di là anche dei muri più insormontabili. Antonietta questa è una favola, ma non è un sogno! E’ qualcosa di assolutamente vero ed importante. Anche se le cose importanti non sono cose, ma a volte, diventa difficile pure dar loro un nome. Ci sono lacrime amarissime che hai pianto per colpa di quella sfortuna che per troppo tempo non ti ha voluto lasciare in pace; oggi, se vuoi, piangine ancora, ma che abbiano un altro sapore e il colore di un argento sfavillante come quello che hai ora al collo e con cui - chi se lo dimentica - sei già tornata dagli Europei Indoor di Birmingham. Al traguardo delle Olimpiadi di Pechino magari, potrai iniziare a pensarci da domani. Adesso viviti quest’attimo. Da quei due metri e zero tre…
Ed ecco il video del salto d’argento di Antonietta di Martino ai Mondiali di Osaka…
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Andrew Howe: record italiano ai Mondiali di Osaka con un salto d’argento che vale oro! [video]
L’hai fatto di nuovo. All’ultimo salto. Quando, ormai, erano forse in pochi a sperarci e tu soltanto a crederci. L’hai fatto di nuovo. Come agli Europei Indoor di Birmingham. Un campione, uno vero, non perde mai la testa. Vuole vincere anche quando gli altri dicono che non sei tu il favorito, anche quando sai che rischi di doverti ingoiare quell’urlo che ti ribolle dentro. E invece…ti fermi un attimo e ascolti solo te stesso e i tuoi occhi che ti dicono esattamente dove devi andare. Lassù, in tribuna, c’è anche il tuo mito che ti guarda, “quel” Carl Lewis di cui qualche oracolo ti ha detto che sarai tu l’erede. Ma tutto il resto non c’è e in questo momento, forse, non conta abbastanza. Ci sei solo tu, quella pedana e quella sabbia che aspetta non la tua ombra, ma l’impronta del tuo volo. La rincorsa è un silenzio scandito soltanto dai tuoi passi. Sempre più sicuri. Sempre più veloci. La battuta, lo stacco e l’aria che attraversi come i centimetri e i metri che svaniscono in un attimo sotto di te. 8 metri e 47 centimetri. Sì, è proprio così. Lo sai che significa. Non sembra vero, eppure adesso ci sei tu davanti a tutti. E allora urlalo Andrew! Strappati di dosso tutta la rabbia e la tensione che ti
scorrevano sotto la pelle! Di anni ne hai appena 22 e hai appena cancellato un record vecchio di venti [8,43 di Giovanni Evangelisti - S.Giovanni Valdarno (1987)]. Ora sei tu l’italiano che ha fatto il salto più lungo di sempre. E’ un sogno anche questo, ma adesso puoi aspettarti qualcosa di ancora più grande e che ha il colore brillantissimo dell’oro. Prima di cantar vittoria, però, devi ancora soffrire un po’ e aspettare gli ultimi salti dei tuoi due avversari. Tocca subito allo statunitense Dwight Philips, ma si mangia tutto sullo stacco. La pedana ora è per il panamense Irving Saladino che ha la faccia spietata di chi proprio non ci sta a perdere. Tantomeno per un centimetro. Chiede il ritmo al pubblico. Ha lo sguardo fisso e deciso. Rincorsa e l’eleganza di un salto che non perdona: 8,57 m, titolo mondiale e record continentale. Scuoti la testa e sorridi pure Andrew…sei il primo a fargli un applauso. Va bene così. Questa tua medaglia d’argento vale tante altre cose. E pensa già che tra di voi la prossima sfida sarà a cinque cerchi e, ancora una volta, porterà il nome di un solo grande campione.
Giovedì 30 agosto: Italia ore 12.30, Giappone 19.30. Inizia la battaglia nella gabbia del martello femminile. C’anche lei, la fermana Clarissa Claretti, pronta a far volare il più lontano possibile il suo attrezzo.
Un po’ di emozione che non è difficile leggerle in faccia, spedisce, però, il primo lancio della marchigiana contro la rete della gabbia. Clarissa non si perde affatto d’animo, tende i muscoli e al suo secondo tentativo torna in pedana con gli occhi di chi sa cosa vuole. E non sbaglia: 70,25 m. Ma una vera campionessa non si accontenta mai. Infatti, il terzo lancio dell’azzurra cresciuta nello Sport Atletica Fermo sotto la guida del prof. Roberto Recchioni, atterra ancora più in là, a 70,73 m. La Claretti è tra le prime otto e può, quindi, giocarsela fino in fondo con gli ultimi tre lanci di finale. E dopo aver ripreso fiato nel quarto (67,56), la portacolori dell’Aeronautica raccoglie tutte le energie, “carica il colpo e spara” il suo martello a 70,74 m. Anche se per un solo centimetro, è il suo lancio migliore, perché l’ultimo tentativo che ha a disposizione finisce, purtroppo, fuori settore. Per lei che nella precedente edizione dei Mondiali di Helsinki era giunta nona, si tratta del settimo posto e, soprattutto, dell’ennesima conferma nei quartieri alti della specialità a dimostrazione della sua capacità di saper interpretare i grandi appuntamenti. Senza dimenticare che, un anno fa, agli Europei di Goteborg, per lei era arrivato un altro settimo posto in chiave continentale, oggi ad Osaka, la Claretti si è affermata tra le prime sette martelliste del mondo.
“Sono un po’ rammaricata perché oggi in gara avevo davvero delle buone sensazioni che non sono riuscita a trasmettere appieno all’attrezzo. Sapevo di poter fare di più. Il settimo posto è importante, è la terza finale consecutiva in tre anni in un grande evento, ma questa era davvero una buona occasione per salire qualche altro gradino nella gerarchia internazionale. Devo dire grazie al mio tecnico Brichese, alla Federazione e alla mia società, l’Aeronautica che mi hanno messo nelle migliori condizioni per arrivare ad Osaka al top della condizione”.
Ad Osaka sono le 21.18 quando le luci si accendono sull’anello rosso del Nagai Stadium. Ci si gioca la finale dei 400 m femminili e l’aria che si respira, tra l’immancabile afa dell’estate giapponese e la tensione del pre-gara, è assolutamente caldissima. Per qualcuna essere arrivata qui è già un grande traguardo, ma il Mondiale continua e la pista deve per forza emettere i suoi prossimi verdetti.
Se ne sta in ottava corsia Daniela Reina. I suoi occhi raccontano di una profonda concentrazione che non nasconde, però, un filo di tensione sul suo volto. Deve pensare solo alla sua gara adesso. E a correre. Si sistema i capelli più lunghi rispetto ad un anno fa e raccolti in una coda che lascia intravedere il tatuaggio di un soleluna sul collo. Ci siamo. E’ il momento di andare sui blocchi. Accanto a lei, in settima corsia c’è la campionessa europea indoor della specialità, la britannica bianca Nicola Sanders. Sarebbe un bel treno da inseguire per Daniela, ma la camerte delle Fiamme Azzurre sa perfettamente che le è concesso sognare fino ad un certo punto. Il suo obiettivo dichiarato fin dalla vigilia della rassegna iridata è, infatti, quello di abbattere il muro dei 52 secondi, arrivando il più vicino possibile ai 51.18 del suo record italiano. Ma ecco finalmente lo sparo del via. Metro dopo metro il traguardo diventa sempre più vicino. Mentre le altre se ne vanno, la Reina all’uscita dell’ultima curva è settima davanti all’atleta della Guyana Aliann Pompey, ma gli ultimi cento metri le bastano per andare a prendere anche l’ungherese Barbara Petràhn e chiudere al sesto posto. A vincere è proprio la Sanders che porta così a 49.77 il suo personal-best. Uno sguardo al crono, 51.99, e un sorriso che poteva, forse, essere ancora più luminoso. “Sono abbastanza soddisfatta di questo risultato – dichiara a fine gara – ho fatto la mia gara anche se, pur non avendo smaltito tutta la fatica della batteria, sinceramente speravo in un tempo migliore con cui poter mettere al sicuro fin d’ora il minimo di partecipazione (51.55) per le prossime Olimpiadi.” Per l’allieva di Sergio Biagetti si tratta, comunque, della sua seconda prestazione di sempre, anche se, archiviata la parentesi mondiale, Daniela pensa già al Meeting Internazionale di Rieti, ovvero la stessa manifestazione che, èroprio il 27 agosto di un anno fa, le aveva regalato il sogno del primato italiano e da cui, il prossimo 9 settembre, si aspetta di poter staccare subito il biglietto per Pechino.
Esistono le vite per caso e i casi della vita. C’è chi ce la mette tutta e non ottiene nulla e chi non ci mette niente e gli viene regalato tutto. Ci sono le regole e le eccezioni. Così non è giusto, però! Si può essere dei campioni sugli ostacoli e, poi, andare ad incocciare contro un ostacolo che è una montagna di scartoffie chiamata “burocrazia”? Questa è la storia di John Mark Nalocca, 20 anni, nato in Uganda, ma da tanti anni, ormai vive in Italia, nelle Marche, a Centobuchi, una cittadina della provincia di Ascoli Piceno. Mark, che gareggia per la Collection Atletica Sambenedettese, è un ostacolista puro, a suo agio sia sulle barriere alte dei 110 hs che su quelle basse dei 400 hs. E’ una delle giovani promesse dell’atletica leggera del nostro Paese, ma purtroppo la Nazionale Italiana Juniores non potrà contare sul suo talento ai prossimi Campionati Europei under 21 che inizieranno in Olanda ad Hengelo giovedì 19 luglio. La colpa [se così si può definire] è tutta di una norma della Federazione Internazionale di Atletica Leggera (IAAF) in base a cui un atleta che abbia acquisito una nuova nazionalità, non potrà rappresentare la sua nuova Nazione in una competizione internazionale prima che siano passati 3 anni dall’acquisizione della nuova cittadinanza. Mark, che 2 anni fa aveva preso parte ai Mondiali Allievi (under 18) con la maglia della sua terra natale, è diventato ufficialmente cittadino italiano soltanto l’anno scorso e quest’anno ha subito festeggiato la
sua italianità con il titolo tricolore e il record italiano juniores [14.03] dei 110 hs. Era il ragazzo più felice del mondo. Il suo orgoglio e la sua gioia gli esplodevano dentro e gli si leggevano in faccia. Oggi di sicuro il suo sguardo non è lo stesso di quel giorno in cui era davvero l’italiano più italiano di tutti. Oggi nei suoi occhi affondano i colori della rabbia e di una comprensibile delusione. C’è da dire che la Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL) ha fatto e sta facendo l’impossibile per trovare una soluzione, confidando in una deroga che è pur prevista dal regolamento internazionale, in cui questa norma [apparentemente così ingiusta] segue la logica di arginare il vergognoso fenomeno dei continui cambi di nazionalità di certi atleti stranieri, ingaggiati, di volta in volta, come mercenari al fronte da questo o da quel Paese. Non è, però, questo il caso di Mark. E’ vero per lui ci saranno di sicuro altre occasioni, ma è un vero peccato che il suo sogno non possa diventare azzurro fin d’ora. Mancano meno di 48 ore. Praticamente un attimo, in cui, però, qualcuno è ancora in tempo per fare qualcosa: la cosa giusta.
271° giorno post-Ikea.
Che giornata domenica 24 giugno, ragazzi! E, alla mitica Arena Civica di Milano, per godersi lo spettacolo non serviva essere esperti di atletica leggera. Bastava semplicemente essere italiani per provare quell’emozione senza paragoni di sentirsene [almeno stavolta] assolutamente fieri! Verde, bianco, rosso e azzurro. Come la bandiera che i nostri campioni, in quel torrido week-end che è già storia, hanno sventolato senza tregua e abbracciato, stringendola forte a sè, addosso alla loro maglia azzurra zuppa di sudore e di orgoglio. L’Italia, dopo un paio di stagioni in “purgatorio”, è finalmente di nuovo nella massima serie della Super League continentale. E questo è quello che più conta.
Sì, l’atletica leggera, forse, è fondamentalmente uno sport individuale. Ma la Nazionale che si è vista in Coppa Europa gioca in squadra. E vince. Senza più scuse, senza più “ma”. Ed è fatta di personaggi, ma soprattutto di persone. Non solo come il fenomenale Campione Europeo di salto in lungo, Andrew Howe. Insieme a lui c’è una ragazza di Cava de’ Tirreni, alta appena 1,69 m, ma che non soffre certo di vertigini quando vola in alto. A 2,03 m, un centimetro sopra quel suo record italiano dell’8 giugno 2007 a Torino, che, magari, a qualcuno era già sembrato un’impresa irripetibile. Invece, Antonietta Di Martino c’è ancora e salta sempre più su. Ha proprio ragione la voce di 1000 splendide telecronache dell’atletica italiana Franco Bragagna: “Adesso chi la ferma più!!!”
Un’esplosione. Non ci sono altre parole per descrivere il lunghissimo lancio di Chiara Rosa e [soprattutto] tutto quello che è successo dopo! Gira, gira, gira e, poi, VIA!!! Sì, quasi non atterrava più quella palla di ferro di 4 Kg. Ma, poi, la misura è di quelle ce non si dimenticano, anche perchè vanno scritte in grassetto in cima alla pagina dei guinnes del grande libro dei dell’atletica “made in Italy”. 19 metri e 15 centimetri: nuovo primato italiano assoluto femminile di getto del peso. Undici centimetri più in là del 19,04 m di un’altra grandissima di questa specialità, la Campionessa Europea Indoor di Birmingham 2007, Assunta Legnante. E se non è questa felicità…
E che dire di Andrea Bettinelli, a 2,30 m nell’alto, della vittoria della martellista Clarissa Claretti e della generosissima Daniela Reina che, tra 200 m, 400 m e staffetta 4×400, è scesa in pista addirittura tre volte?!?! Senza dimenticare nemmeno Elena Romagnolo. Anche la sua corsa sui 3000 siepi, le è valsa, infatti, un altro record tricolore, 9:41.11 [il precedente limite era già suo con 9:52.38], e il minimo di partecipazione per l’appuntamento dell’anno: i Mondiali di Osaka. Evento che per tutti gli azzurri sarà una tappa obbligata prima delle Olimpiadi di Pechino 2008 e in cui dovranno saper dimostrare il carattere e la grinta che possiedono soltanto coloro hanno il coraggio di crederci. Fino in fondo.
AncoNews al Palaindoor!
262° giorno post-Ikea.
Se ancora non li conoscete, vi raccomando vivamente di andare a fare un giro sul loro canale di YouTube. Sono due studenti universitari e i loro nomi sono Andrea Civitarese [l’anchor-man] e Luciano Izzo [l’inviato d’assalto] e, come spesso accade, hanno iniziato la loro avventura sul web, un po’ per scherzo e un po’ per gioco. Tutto merito del loro spassosissimo rotocalco on line interamente dedicato a fatti e misfatti del capoluogo delle Marche che [non a caso] s’intitola AncoNews. Davvero un bell’esempio [come li ha definiti qui il guru della blogosfera Luca Conti] di social media. Da non perdere l’ultima puntata in cui, in occasione di un loro servizio sul Palaindoor di atletica leggera di Ancona, il sottoscritto e l’amico Gabbo hanno fatto le guest-star della situazione…solo che [visti i risultati] forse è meglio che, in fatto di atletica, io mi limiti a scriverne soltanto, piuttosto che fare queste barbine figure in pista…e voi che ne dite?
257° giorno post-Ikea.
E’ sempre lui. Lui che era già un grande quando solo la sua carta d’indentità lo faceva sembrare “piccolo”. Salta che ti salta, vinci che ti vinci, alla fine era ora che anche il nostro super Andrew Howe facesse un bel balzo nello scintillante mondo dell’advertising internazionale. E pensare che, proprio in fatto di scarpe, a chi lo intervistava dopo il suo titolo europeo di Birmingham 2007, aveva raccontato quest’incredibile retroscena:
“In qualificazione ho saltato con le scarpe di Goteborg. Ma si sono rotte, la zip è andata, e non ne avevo un paio di ricambio. Allora sono andato in giro per Birmingham per trovarle. Mi hanno portato fino ad un grande magazzino a più di mezz’ora di macchina fuori città. Del mio numero, c’era solo l’ultimo paio…”
Poi, però, lo sappiamo tutti come è andata a finire…comunque, se non avete la memoria lunga come i salti del nostro azzurro, rinfrescatevela pure dando un’occhiata QUI. Oggi è un altro giorno per lui che, già da qualche settimana, è in onda in tutta Europa come testimonial [insieme alla maratoneta Paula Radcliffe e alla ballerina Sofia Boutella] della nuova campagna Nike+, il sistema wireless grazie al quale le scarpe Nike possono dialogare con l’iPod nano di Apple.
Insomma, sport [cioè atletica] e musica, ovvero le due grandi passioni del nostro Campione di salto in lungo che in questo spot video [realizzato da Wieden+Kennedy Amsterdam] ha come colonna sonora proprio una canzone del band hard-rock, i Craving, in cui lui suona la batteria…



